Human spaces: la centralità dell’utente dal FuoriSalone al mondo social

Human spaces: la centralità dell’utente dal FuoriSalone al mondo social

Life is more important than architecture ”: la vita è più importante dell’architettura, diceva l’architetto Oscar Niemeyer (1907-2012). Questo il tema della mostra Human Spaces, realizzata da Interni per il FuoriSalone 2019: uno stimolo per mettere la persona e i suoi bisogni vitali al centro del design.

Favorire una visione antropocentrica dell’architettura, ma anche del design di oggetti, sistemi e reti, significa cogliere il benessere fisico e psicologico delle persone come orizzonte di riferimento, in relazione ai vari spazi in cui vivono e lavorano.

Nel contesto del design il tema ispira la creazione di nuovi oggetti e processi che mirano a migliorare l’esistenza e la convivenza, come trasporti autonomi e sostenibili, dispositivi e sistemi per la comunicazione, tecnologie digitali per l’assistenza e la condivisione e progetti per il sostegno delle comunità da parte delle istituzioni. Dentro Human Spaces, quindi, ci sono tutti progetti di luoghi, ambienti, territori e contesti, e di servizi e oggetti di estensione il cui focus principale è una visione di centralità della persona.

E nel contesto dei social media? Perché diventa sempre più importante mettere al centro l’utente? Il motivo è strategico e riguarda la necessità delle persone di far parte di una community. Il senso di appartenenza è una calamita nei confronti dell’individuo. Coinvolgendo il pubblico sarà possibile migliorare l’engagement, ma soprattutto creare conversazioni virtuose intorno al brand.

Alcune semplici mosse per aumentare la centralità degli utenti ed assicurarsi una loro maggior attenzione? Iniziare dalle call to action e investire nel community management.

Call to action

La comunicazione verticale sta ormai perdendo efficacia a favore di quella cosiddetta orizzontale, ovvero da utente ad altri utenti, o all’interno di una community realmente legata da interessi e valori. Ed è in questa logica che i cosiddetti user-generated content acquistano un valore inestimabile. L’impiego degli UGC soddisfa gli utenti, che si sentono così parte della strategia comunicativa dello stesso brand che seguono.

I contenuti generati dagli utenti si basano sui principi di condivisione e collaborazione, per cui l’utente deve innanzitutto sentirsi parte di una community per far sì che percepisca il bisogno di contribuirvi. Per questo è importante creare un forte senso di appartenenza e di aggregazione, stimolando gli utenti a partecipare. Non si tratta di chiedere semplicemente un contenuto: la domanda di UGC è parte di un processo più ampio, che prevede l’esistenza di una community attiva e partecipata in cui il brand interagisce con gli utenti in un processo continuo di ingaggio.

Come rendere partecipe il pubblico? Invitandolo a lasciare opinioni e idee. In questo senso diventa utile usare le call to action all’interno delle didascalie di Facebook, Instagram e Twitter. Il consiglio è semplice: dare sempre nuovi stimoli alle persone che vogliono e che possono generare contenuti per un progetto, come un’immagine, una recensione del prodotto o un commento sul blog. In questo contesto nascono i cosiddetti micro influencer, figure che ricoprono un ruolo di portavoce dell’utente medio, delle loro opinioni e recensioni.

Community Management

Anche la chat può diventare un nuovo strumento per alimentare le conversazioni e mettere il cliente al centro della strategia.

Nel community management è importante rendere protagonista l’utente, parlandogli in modo empatico attraverso qualsiasi canale. Si è passati di fatto dal B2B e B2C al people-to-people, un mercato delle conversazioni in cui bisogna agire riducendo al minimo la promozione e cercando, invece, di conversare con la propria audience. In questo modo il brand potrà comprendere che tipo di percezione hanno gli utenti dei prodotti o servizi e potrà trovare un cosiddetto ambassador, che possa promuovere spontaneamente il brand.

Il coinvolgimento efficace è quindi il presupposto affinchè un utente si leghi al brand e, col tempo, si trasformi in advocate, generando così un valore costante nel tempo.

NativeJ aiuta ad intercettare le community di riferimento attraverso la sua piattaforma proprietaria, uno storytelling efficace e contenuti ad elevato tasso di user engagement.

 

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